
Malagigi rende questo piccolo pinocchio che guarda verso il fiume portatore di una riflessione profonda su un tema fondamentale per la nostra sopravvivenza: l’acqua come risorsa preziosa e le contraddizioni legate al suo consumo.
Realizzato con filtri esausti per le brocche d’acqua, Grigio mette in discussione un’abitudine sempre più diffusa: quella di filtrare l’acqua del rubinetto attraverso dispositivi che promettono maggiore purezza, ma che al contempo producono rifiuti e generano costi.
L’acqua è un diritto universale, eppure non tutti hanno accesso a fonti potabili sicure. L’esistenza stessa di filtri e accessori per migliorare la qualità dell’acqua domestica solleva un quesito inquietante: se l’acqua del rubinetto necessita di essere filtrata, è davvero sicura per tutti? O è solo un’abitudine imposta dal mercato, che genera sprechi e dipendenza da dispositivi accessori?
Il colore grigio non è casuale: rappresenta l’incertezza. Non è bianco, non è nero, è un colore di confine, che non sa decidere se il filtrare l’acqua sia giusto o sbagliato.
Da un lato, Grigio denuncia l’impatto della plastica monouso derivante dal consumo di acqua in bottiglia, un’abitudine che continua a generare milioni di tonnellate di rifiuti ogni anno. Dall’altro, solleva interrogativi sulle stesse soluzioni alternative: i filtri delle brocche, una volta esausti, diventano a loro volta un rifiuto, spesso non riciclabile.
Così, Pinocchio diventa il simbolo di una domanda pregnante: la nostra gestione delle risorse idriche è davvero sostenibile?
Grigio non fornisce risposte, ma pone domande scomode. Ci fa fermare e pensare a ogni bicchiere d’acqua che beviamo, a ogni scelta che facciamo tra una bottiglia di plastica e un filtro, a ciò che diamo per scontato e a ciò che ancora deve cambiare.
Sospeso tra necessità e contraddizione, proprio come il nostro rapporto con l’acqua, Grigio ci invita a guardare oltre l’ovvio e a chiederci: se anche l’acqua deve essere filtrata, cosa sta filtrando la nostra coscienza?
