La Forma Perfetta

A prima vista, questa scultura sembra un oggetto naturale. Un fagiolo levigato dal tempo, una mandorla ingrandita, un sasso modellato dall’acqua, un uovo dilatato fino ai limiti della sua forma.

Ma avvicinandosi, qualcosa stona. La superficie non è liscia, non è porosa, non è morbida. Non è il risultato dell’erosione naturale, ma della trasformazione umana del materiale. È fatta di granuli filtranti, gli stessi usati per depurare l’acqua, gli stessi che ci illudono di poter rimediare ai danni ambientali che causiamo ogni giorno.

All’interno, la struttura è cava, composta da fogli poliuretano espanso, un materiale isolante edile, recuperato e stratificato. Materia artificiale dentro un guscio che sembra naturale. La scultura ha preso forma attraverso la manipolazione dei materiali disponibili, come se fosse già scritta nella loro natura.

Oggi il mondo si modella su ciò che resta, su ciò che abbiamo scartato e trasformato involontariamente. L’inquinamento ambientale e la crisi climatica non riguardano solo la vita, ma anche la materia stessa, che cambia, si accumula, si ridefinisce senza che nessuno lo abbia deciso davvero.

La Forma Perfetta è una provocazione silenziosa. Un oggetto che sembra naturale, ma non lo è. Una scultura che potrebbe appartenere a un altro tempo, ma che esiste solo perché l’uomo ha alterato il proprio ecosistema.

Un’opera che chiede: quale sarà la prossima forma “naturale” che ci abitueremo a vedere?