ORSA

Il ghiaccio si scioglie, le fonti di cibo si riducono e l’orso, predatore possente e maestoso, si trasforma in un animale che cerca tra i rifiuti per sopravvivere. Orsa è una scultura che racconta una delle tragedie ambientali più evidenti del nostro tempo, quella della crisi climatica che sta trasformando gli ecosistemi polari e spingendo gli animali a dipendere dai resti della nostra società del consumo.

L’opera è realizzata con cartoni di tetrapak multicolore, lo stesso materiale che, disperso nell’ambiente, diventa parte della catena alimentare degli orsi e di altri animali selvatici. Come il Capodoglio Giovanni, anche Orsa denuncia l’inevitabile destino degli esseri viventi che entrano in contatto con l’inquinamento umano: quello che scartiamo torna nella natura, e la natura ne subisce le conseguenze.

La struttura interna è cava, costruita con listelli di legno di balsa, leggera e fragile come il ghiaccio che si assottiglia sotto le zampe degli orsi in fuga.

La scelta del tetrapak per la superficie dell’opera non è casuale. Questo materiale, simbolo della nostra produzione di rifiuti, si lega perfettamente alla narrazione di un mondo in cui persino i predatori più forti finiscono per nutrirsi di scarti.

Se un tempo l’orso era il re dei ghiacci, oggi si aggira nelle discariche alla ricerca di cibo. Una realtà che ci riguarda da vicino: l’inquinamento non si ferma nei centri urbani, ma si insinua ovunque, fino alle terre più remote e inaccessibili.

Orsa è un’opera che non si limita a raccontare la crisi climatica: ci mostra cosa succede quando un ecosistema collassa.

Ci chiede di guardare negli occhi un animale che dovrebbe essere il simbolo della potenza della natura, e che invece è costretto a cercare la sua sopravvivenza tra i nostri rifiuti.