RAMMENDO

«RAMMENDÀRE [v.] /rammɛndarɛ/ da AMMĚNDA nel senso di riparazione di danno, che dal suo canto trae da MENDA difetto, vizio (v. Menda) prefisse le particelle RE e AD, l’una indicante la frequenza di atto e l’altra movimento verso qualche cosa[1]

Così Bonomi nel suo Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana ricostruisce l’etimo di questo verbo.

Rammendo nasce dalla necessità di ripensare la rigenerazione urbana non solo come un processo architettonico, ma come un’azione collettiva che coinvolga la cittadinanza. Attraverso il riuso dei materiali di scarto, Edoardo Malagigi propone un’idea di ricostruzione che parte da ciò che già abbiamo, trasformando rifiuti in elementi di connessione sociale e culturale.

L’opera è una superficie ricamata e intrecciata, composta da 1780 di formelle di poliaccoppiato, il materiale comunemente noto come tetrapak. Questi moduli, dalla forma simile a un fiore a sei petali, si incastrano perfettamente tra loro senza l’uso di collanti artificiali. Il risultato è un reticolo multicolore, in cui ogni elemento è strettamente legato all’altro, creando un gioco visivo che cattura l’attenzione e invita il visitatore a cercare il percorso che tiene tutto insieme.

Il materiale

Il poliaccoppiato è un materiale complesso: una combinazione di cellulosa, plastica e alluminio. Facile da manipolare, tagliare e piegare, è al tempo stesso una risorsa versatile e un simbolo delle difficoltà legate al riciclo. In Rammendo, la sua natura contraddittoria diventa il fulcro di una riflessione più ampia: come possiamo riutilizzare in modo intelligente ciò che il mondo considera scarto?

Il reticolo cromatico dell’opera non è stato progettato in modo artificiale: il colore delle formelle dipende unicamente dai materiali raccolti, creando una configurazione visiva che è al tempo stesso casuale e armoniosa.

Come suggerisce il nome, Rammendo è una metafora della necessità di ricostruire e rigenerare, non solo le nostre città, ma anche i legami umani e sociali. Ogni elemento di scarto diventa una parte di un tessuto più grande, dove nulla è isolato e tutto si intreccia in un processo di trasformazione collettiva.