

Con questa scultura Malagigi sposta lo sguardo di chi osserva verso il sud del pianeta, verso un’altra terra estrema, lontana dai ghiacci ma altrettanto minacciata.
Mentre l’orso polare vede il proprio habitat sciogliersi, il rinoceronte cammina tra discariche a cielo aperto, dove i rifiuti elettronici, la plastica, il tessile, i materiali tossici provenienti dai paesi più ricchi si accumulano senza controllo.
Il rinoceronte è un animale preistorico sopravvissuto per millenni, un gigante apparentemente invincibile, eppure oggi tra le specie più a rischio di estinzione. Come l’orso polare, anche egli è vittima delle attività umane: il bracconaggio, la distruzione degli habitat, il cambiamento climatico stanno riducendo il suo numero a cifre sempre più allarmanti.
L’opera è costruita con la stessa tecnica di Orsa: cartoni di tetrapak multicolore riciclati, assemblati per formare un mosaico caotico e brillante, un’armatura fatta di rifiuti. La struttura interna, cava e leggera, ricorda la fragilità della sua esistenza: nonostante la sua imponenza, il rinoceronte è vulnerabile, in balia delle decisioni umane.
Dove finiscono i vestiti che non vogliamo più? Dove vanno le nostre vecchie televisioni, i telefoni rotti, i computer obsoleti? Chi smaltisce quello che non vogliamo più vedere?
Molti di questi rifiuti finiscono nel Continente Africano, dove vengono bruciati, accumulati o dispersi nell’ambiente, avvelenando terre, fiumi e comunità intere.
La struttura della scultura è cava e leggera, un contrasto con la potenza dell’animale che rappresenta. Un gigante che si muove in un paesaggio che non gli appartiene, un simbolo di resistenza in un mondo che lo soffoca di scarti. I rifiuti tossici esportati dai paesi più ricchi finiscono per contaminare terre e acque, colpendo proprio chi ha meno colpe nella crisi ambientale globale.
Rinoceronte diventa così un’icona della lotta contro l’inquinamento ambientale e l’ingiustizia ecologica, un monito che ci chiede di guardare oltre i confini del nostro quotidiano e di chiederci: Chi paga davvero il prezzo della nostra cultura dello scarto?
Orsa, Rinoceronte e anche Capodoglio Giovanni uno accanto all’altro significa comporre una mappa della distruzione. Un viaggio che parte dal Polo Nord, passa per i nostri mari e arriva al cuore dell’Africa e dell’Asia, per mostrare che non c’è angolo della Terra che sia al sicuro dall’azione dell’uomo. Un tempo, queste creature dominavano i loro ambienti. Oggi, sono loro a dover resistere a un mondo che cambia troppo velocemente, un mondo che li ha trasformati in simboli di una lotta contro il tempo.
